Fascino e contraddizioni

Aurora è un’altra di quelle zone dai confini labili, diviso in tante zone quante sono le sue sfaccettature, un po’ Barriera di Milano, un po’ Porta Palazzo, un po’ quartieri industriali tipo San Paolo o Mirafiori.

 

Per comodità, avendo già parlato di Borgo Dora, che pur rientrando geograficamente in Aurora ha tutta una storia a sé, in questa piccola guida ci concentreremo su quella zona grigia compresa tra la Dora a sud e Corso Novara a Nord, che in poche strade passa dall’essere una delle zone più rumorose della movida torinese a quartiere popolare e popoloso di decine di culture diverse.

In principio era la pace, la calma. Largo Rossini era una piazzetta dal sapore parigino (con la piccola differenza che al posto della Senna c’era la Dora), una farmacia, un bar, la vita era lenta e la notte si dormivano sonni tranquilli. Poi arrivò il Campus Einaudi, i locali, la gentrificazione, il rumore, quello della vita notturna e delle ruspe.

Borgo Rossini infatti negli ultimi anni è diventato uno dei quartieri maggiormente toccati dallo sviluppo urbano, grazie anche alla costruzione della Nuvola Lavazza, della contigua sede dello IAAD e al recupero di numerosi edifici industriali in disuso come quello del Basic Village su Corso Regio Parco.

Come in altri casi noti (vedi Porta Palazzo) questi interventi non sono sempre rose e fiori e il risultato spesso è quello di avere delle cattedrali nel deserto che non riescono ad apportare novità positive o, peggio, realtà che poco o nulla hanno a che fare con il contesto in cui si inseriscono, soprattutto se gli edifici vengono costruiti da zero.

Anche l’eccessiva apertura a locali in cui andare a bere a poco rischia di diventare controproducente per il quartiere che già si sta trasformando in una seconda Santa Giulia attorno a Largo Rossini e allo slargo tra Via Pisa, Via Catania e Via Reggio.

Tuttavia e per fortuna in questo piccolo universo di banalità servita per pochi euro a fuorisede e studenti erasmus esistono delle realtà virtuose per cui vale la pena farsi un giro da queste parti, che rendono vive anche dal punto di vista culturale queste vie che altrimenti resterebbero testimonianza di un passato industriale lasciato un po’ a sé stesso.

Nel giro di poche decine di metri si trovano due dei locali più fighi di Torino, entrambi su Via Pisa. All’incrocio con Via Reggio si trova Monomono di cui parleremo nello specifico più avanti, mentre, a quello con Via Messina, Ailime si propone come una fusione riuscitissima tra cultura giapponese e cucina emiliana (sì, è tutto vero).

Sullo slargo tra Via Pisa, Via Catania e Via Reggio si affaccia la libreria Il Ponte sulla Dora, piccola ma fornitissima e molto attiva, mentre se cercate un posticino matto dove realizzare o acquistare serigrafie fighissime e socialmente impegnate, sulla piazzetta all’incrocio tra Via Bologna e Via Alessandria, trovate il Laboratorio Zannadura.

Da queste parti non mancano anche gli spazi culturali, che spesso si vanno a inserire in strutture o edifici ex industriali recuperati, come il Bunker o il Manituana, famosissimi in tutta Torino per le serate ma super attivi anche per eventi artistici e culturali, fiere di artigianato e di editoria indipendente, e Mucho Mas, spazio espositivo indipendente ricavato in un vecchio garage.

Tanti sono anche i collettivi che hanno sede nei meandri di queste vie, dal già citato Zannadura a Clap, Radio Black Out, Kaninchen Haus e Zone Umide, che insieme contribuiscono sicuramente a rendere più interessante la vita del quartiere e di Torino in generale, ma anche a rendere la cultura accessibile a tutti in relazione con l’ambiente che li ospita, in contrapposizione con le privatizzazioni e gentrificazioni finte che imperversano per la città.

 

Monomono Torino insegna

aurora

Fascino e contraddizioni

Aurora è un’altra di quelle zone dai confini labili, diviso in tante zone quante sono le sue sfaccettature, un po’ Barriera di Milano, un po’ Porta Palazzo, un po’ quartieri industriali tipo San Paolo o Mirafiori.

Per comodità, avendo già parlato di Borgo Dora, che pur rientrando geograficamente in Aurora ha tutta una storia a sé, in questa piccola guida ci concentreremo su quella zona grigia compresa tra la Dora a sud e Corso Novara a Nord, che in poche strade passa dall’essere una delle zone più rumorose della movida torinese a quartiere popolare e popoloso di decine di culture diverse.

In principio era la pace, la calma. Largo Rossini era una piazzetta dal sapore parigino (con la piccola differenza che al posto della Senna c’era la Dora), una farmacia, un bar, la vita era lenta e la notte si dormivano sonni tranquilli. Poi arrivò il Campus Einaudi, i locali, la gentrificazione, il rumore, quello della vita notturna e delle ruspe.

Borgo Rossini infatti negli ultimi anni è diventato uno dei quartieri maggiormente toccati dallo sviluppo urbano, grazie anche alla costruzione della Nuvola Lavazza, della contigua sede dello IAAD e al recupero di numerosi edifici industriali in disuso come quello del Basic Village su Corso Regio Parco.

Come in altri casi noti (vedi Porta Palazzo) questi interventi non sono sempre rose e fiori e il risultato spesso è quello di avere delle cattedrali nel deserto che non riescono ad apportare novità positive o, peggio, realtà che poco o nulla hanno a che fare con il contesto in cui si inseriscono, soprattutto se gli edifici vengono costruiti da zero.

Anche l’eccessiva apertura a locali in cui andare a bere a poco rischia di diventare controproducente per il quartiere che già si sta trasformando in una seconda Santa Giulia attorno a Largo Rossini e allo slargo tra Via Pisa, Via Catania e Via Reggio.

Tuttavia e per fortuna in questo piccolo universo di banalità servita per pochi euro a fuorisede e studenti erasmus esistono delle realtà virtuose per cui vale la pena farsi un giro da queste parti, che rendono vive anche dal punto di vista culturale queste vie che altrimenti resterebbero testimonianza di un passato industriale lasciato un po’ a sé stesso.

Nel giro di poche decine di metri si trovano due dei locali più fighi di Torino, entrambi su Via Pisa. All’incrocio con Via Reggio si trova Monomono di cui parleremo nello specifico più avanti, mentre, a quello con Via Messina, Ailime si propone come una fusione riuscitissima tra cultura giapponese e cucina emiliana (sì, è tutto vero).

Sullo slargo tra Via Pisa, Via Catania e Via Reggio si affaccia la libreria Il Ponte sulla Dora, piccola ma fornitissima e molto attiva, mentre se cercate un posticino matto dove realizzare o acquistare serigrafie fighissime e socialmente impegnate, sulla piazzetta all’incrocio tra Via Bologna e Via Alessandria, trovate il Laboratorio Zannadura.

Da queste parti non mancano anche gli spazi culturali, che spesso si vanno a inserire in strutture o edifici ex industriali recuperati, come il Bunker o il Manituana, famosissimi in tutta Torino per le serate ma super attivi anche per eventi artistici e culturali, fiere di artigianato e di editoria indipendente, e Mucho Mas, spazio espositivo indipendente ricavato in un vecchio garage.

Tanti sono anche i collettivi che hanno sede nei meandri di queste vie, dal già citato Zannadura a Clap, Radio Black Out, Kaninchen Haus e Zone Umide, che insieme contribuiscono sicuramente a rendere più interessante la vita del quartiere e di Torino in generale, ma anche a rendere la cultura accessibile a tutti in relazione con l’ambiente che li ospita, in contrapposizione con le privatizzazioni e gentrificazioni finte che imperversano per la città.