È una giovane illustratrice che lavora sia in digitale che in analogico. Se frequenti i giri giusti e i posti fighi di Torino sicuramente ti sarai imbattuto nei suoi strani personaggetti super colorati, dai contorni indefiniti, ritratti nelle situazioni più disparate.
Il suo stile è molto riconoscibile, ed è difficile anche per lei stessa indicare quali siano le sue ispirazioni precise tra designer, grafici, illustratori e artisti storicizzati e contemporanei (@junwoo_park23, @eliottgamer e @braulioamado sono solo alcuni di essi).
Le figure sono quasi infantili e in alcuni casi anche grottesche, le ambientazioni adimensionali e oniriche ma, dietro questa apparente “naivety”, nascondono una certa profondità e un racconto piuttosto articolato della quotidianità vissuta dai giovani adulti in questa contemporaneità.
I disegni sembrano fatti di getto, le figure hanno quasi sempre proporzioni innaturali e sono spesso accompagnati da piccoli testi che sembrano più flussi di coscienza o piccoli pensieri catturati nella loro istantaneità, in una cifra stilistica molto personale che per questo è fighissima e quasi inconfondibile, che non si adatta quasi mai alle commissioni, quanto piuttosto il contrario.
Abbiamo conosciuto il lavoro di Marta grazie alla fanzine che ha realizzato per Mou, in cui descrive con un piccolo racconto in modo semplice e simpatico la scoperta del locale da parte di un avventore che, come noi, se ne innamora, ma le sue committenze sono tante e altrettanto fighe e importanti, da realtà torinesi come Cream, Monomono e Gang of Ducks ad altre di livello nazionale tra cui Gufram, Combo e La Repubblica, e comprendono principalmente illustrazioni e poster, merchandising e elementi grafici per comunicazione online e cartacea.
Marta fa anche parte di Spazio Muffa, di cui parliamo in questo numero, e la potete trovare su Instagram.